Il Mosaico - Anno 2026 - 1

Data:

20 ottobre 2026

Notiziario a cura dell'Amministrazione Comunale di Malegno per l'anno 2026

IL SINDACO: Investire nelle nuove generazioni - Un impegno concreto per il futuro della nostra comunità

Il 7 febbraio scorso la nostra comunità ha vissuto un momento di grande significato con l’inaugurazione del fabbricato ricostruito che ospita l’asilo nido, la scuola dell’infanzia e il nuovo auditorium civico. Non si è trattato soltanto del taglio di un nastro, ma di un passaggio simbolico e sostanziale che testimonia l’impegno dell’Amministrazione nel costruire basi solide per il futuro del nostro paese. Crediamo fermamente che investire nell’educazione significhi investire nel domani. Per questo abbiamo voluto creare spazi educativi di eccellenza, moderni, sicuri e accoglienti, capaci di accompagnare le giovani generazioni nei loro primi passi di crescita, apprendimento e socializzazione. Offrire ambienti di qualità ai nostri bambini e alle loro famiglie non è solo un servizio: è una scelta di visione, è il modo più concreto per prendersi cura della comunità di oggi e di quella che verrà. A seguito di un attento percorso amministrativo, la gestione dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia è stata affidata, tramite bando pubblico, all’associazione “Genitori per la scuola dell’infanzia Marianna Vertua – APS”. Una realtà radicata nel territorio, capace di garantire continuità educativa, competenza e partecipazione attiva delle famiglie, elementi fondamentali per un servizio di qualità. È importante sottolineare come questo intervento rappresenti il completamento del primo lotto di un progetto ben più ampio: la ristrutturazione e rifunzionalizzazione del Centro di Comunità “Ales Domenighini”. Un’opera complessa e ambiziosa, pensata per ridisegnare e rilanciare un luogo strategico per la vita sociale, culturale ed educativa del nostro paese. Il percorso non si ferma qui. È infatti prevista per il prossimo ottobre la ripresa dei lavori del secondo lotto, che interesserà l’edificio dell’ex convento delle suore Canossiane. Questo spazio sarà rigenerato per ospitare nuove e importanti funzioni: al piano terra troveranno sede le attività di doposcuola, offrendo un supporto concreto alle famiglie e agli studenti; al piano primo nascerà la nuova biblioteca comunale, concepita come luogo dinamico di cultura, studio e aggregazione; al piano secondo verranno realizzati spazi innovativi dedicati a un Fab Lab pubblico comprensoriale. Il Fab Lab rappresenta uno degli elementi più qualificanti dell’intero progetto: un ambiente dotato di attrezzature avanzate per la fabbricazione digitale, pensato per promuovere la sperimentazione, la creatività e l’apprendimento tecnico. Non solo: sarà attivato un programma strutturato di laboratori di self-improvement, con percorsi formativi dedicati allo sviluppo di competenze trasversali, digitali e imprenditoriali, rivolti in particolare ai giovani e costruiti in collaborazione con gli istituti scolastici del territorio. Un’opportunità concreta per preparare le nuove generazioni alle sfide del futuro, valorizzando talento e innovazione. Proprio per la realizzazione del Fab Lab, il Comune ha beneficiato di uno specifico contributo di Regione Lombardia nell’ambito della Strategia delle Aree Interne. Un riconoscimento importante che conferma la qualità e la visione del progetto che stiamo portando avanti.In questo contesto si inserisce anche la significativa visita, avvenuta il 7 maggio, del Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana presso il cantiere dell’ex convento. Non si tratta di un evento consueto per realtà come la nostra, e proprio per questo assume un valore ancora più rilevante: la presenza del Presidente rappresenta una concreta attestazione di stima e di attenzione istituzionale verso il lavoro che la nostra comunità sta portando avanti. È un segnale chiaro della valenza del progetto di Malegno e della sua capacità di inserirsi in una visione più ampia di sviluppo territoriale. Siamo consapevoli che il futuro si costruisce giorno dopo giorno, attraverso scelte lungimiranti e investimenti mirati. Con questo progetto vogliamo dare a Malegno un centro vivo, inclusivo, capace di rispondere ai bisogni educativi, culturali e sociali di tutte le età. Continueremo a lavorare con determinazione, perché crediamo che una comunità forte sia quella che sa crescere insieme, a partire dai suoi cittadini più giovani.

Il Sindaco Matteo Furloni

NEWS - Il punto sui conti del Comune: 2025, si chiude un anno positivo per i conti comunali

Aprile è un mese particolarmente importante per i conti degli enti locali perché ricorre la scadenza fissata dalla normativa per l’approvazione del bilancio annuale. Il Consiglio Comunale, nella seduta del 28 aprile scorso, ha approvato il Rendiconto della Gestione per l’anno 2025, chiudendo un percorso iniziato a dicembre 2024 con l’approvazione del Bilancio di Previsione per il triennio 2025-2027. I numeri sono confortanti con l’avanzo di amministrazione che ha toccato quota 553.700,43 €; al netto delle quote accantonate per legge e di quelle vincolate per impegni di spesa già previsti, l’avanzo residuo disponibile è pari a 369.372,1 € (in aumento di più di 200 mila € rispetto al dato dell’anno precedente). Il risultato molto positivo e frutto di una gestione oculata, torna così ad essere in linea con quello degli anni precedenti alla grandinata del luglio 2023 e ci consente di guardare alla seconda parte di 2026 con una certa serenità. Dal punto di vista degli investimenti, come già ben dettagliato all’interno della precedente edizione de Il Mosaico, sono state molte le opere concluse con la spesa complessiva che ha ampiamente superato i 6 milioni di €, quasi integralmente coperta da contributi e fonti finanziare esterne. Anche la gestione corrente è risultata positiva per quasi 280 mila € (in aumento di 137 mila € rispetto al 2024). Come già detto lo scorso anno, il dato della gestione corrente non deve essere trascurato perché restituisce una prima idea dello stato di salute dei conti dell’Ente. Non sono mancate alcune spese impreviste (per fare un esempio, le captazioni di acqua maggiori al consentito, fatte nell’ultimo biennio di gestione SIV, sono costate al Comune nel 2025 circa 25.000 €); di contro le condizioni metereologiche favorevoli hanno portato entrate superiori alle attese dai nostri impianti fotovoltaici; la produzione di energia continua ad essere un fattore determinante per sostenere i conti comunali, perché non ci costringe a tagliare drasticamente le spese e al tempo stesso ci permette di continuare ad essere uno dei comuni della Valle con l’addizionale IRPEF più bassa. Nel corso del 2025 abbiamo anche iniziato a sperimentare forme di collaborazione tra pubblico e privato lanciando un bando per la sponsorizzazione del Festival dell’Educazione da parte di imprese ed esercenti a cui hanno risposto otto realtà. Nei prossimi mesi, sulla linea di quanto già fanno diversi comuni limitrofi, proveremo a ripetere l’esperimento con un bando per la cura di alcune aree verdi; non si cerca solo un contributo economico ma soprattutto un ulteriore strumento per coinvolgere la comunità stimolando l’interesse per la cura del nostro Bene Comune.

Angelo Domenighini

COMUNITÀ - Nasce il Gruppo Greeter Malegno: Da Narratori del FAI alla Rete Internazionale: Malegno Promuove l’Accoglienza e la Cittadinanza Attiva con il Primo Gruppo “Greeter” della Vallecamonica

Il successo straordinario delle Giornate FAI di marzo 2025 ha dimostrato che Malegno possiede un patrimonio storico, artistico e umano straordinario. Quell’evento non è stato un punto d’arrivo, ma la scintilla per un’eredità ben più grande. Il gruppo di volontari malegnesi che in quell’occasione ha vestito i panni di narratori ha deciso di dare continuità a quell’esperienza di cittadinanza attiva , evolvendo e unendosi alla prestigiosa rete internazionale dei Greeter. Malegno diventa così orgogliosamente il primo Comune della Vallecamonica a sperimentare questa innovativa forma di accoglienza e cittadinanza attiva!


Chi sono i Greeter e qual è la loro filosofia?

I Greeter (dall’inglese to greet, accogliere) sono cittadini volontari innamorati del proprio territorio, pronti a dare il benvenuto a chiunque voglia scoprire il paese con gli occhi di chi ci vive. La filosofia di fondo si basa su concetti chiave che ridefiniscono il turismo:

  • Accoglienza e Orizzontalità: Non si tratta di clienti e fornitori di servizi, ma di un incontro amichevole e informale. È come fare una passeggiata con un amico del posto che ti apre le porte della sua comunità.
  • Non siamo Guide Turistiche: È fondamentale specificare che i Greeter non sono guide professioniste. Non fanno visite guidate basate esclusivamente su nozioni accademiche o storiche. I Greeter raccontano il vissuto, le storie locali, l’atmosfera e la quotidianità di un borgo. Laddove la guida turistica si focalizza sul monumento, il Greeter si focalizza sulla relazione umana e sull’esperienza di vita comunitaria.
  •  Gratuità assoluta: Gli incontri sono totalmente gratuiti e non è prevista alcuna forma di mancia, proprio per preservare l’autenticità dello scambio culturale.


Cittadinanza attiva e legame intergenerazionale

La nascita di questo gruppo rappresenta la massima espressione di cittadinanza attiva: residenti che si riscoprono cittadini per il bene comune e per la valorizzazione del proprio paese. Questa formula ha l’immenso pregio di mantenere viva la comunità in un’ottica intergenerazionale. Nel gruppo, generazioni diverse collaborano, si scambiano memorie storiche e competenze moderne, creando un ponte solido tra la saggezza dei più anziani e l’energia dei più giovani, uniti dall’obiettivo di rendere Malegno un paese ospitale in cui le persone, camminando per strada, tornano a salutarsi. Attualmente il nucleo fondatore è composto da una ventina di volontari con età media dai 16 ai 70 anni. Il gruppo è inclusivo e sempre aperto: chiunque tra i compaesani desideri unirsi per fare l’accoglitore o supportare il progetto è il benvenuto! Anzi, ogni malegnese è un patrimonio di storie e racconti che arricchirebbero senz’altro le nostre narrazioni.


Crescita e Competenze: la sinergia con il Comune

Il Gruppo Greeter non si improvvisa. Per offrire un’accoglienza sempre più qualificata ed empatica, ci stiamo muovendo in stretta sinergia con il Comune di Malegno per la stesura e la co-progettazione di bandi e iniziative specifiche. L’obiettivo è finanziare corsi di formazione mirati per i volontari, incentrati su due pilastri fondamentali. Public Speaking: Per affinare le tecniche di comunicazione e saper coinvolgere emotivamente i visitatori. Lingua Inglese: Per superare le barriere linguistiche e aprirsi con sicurezza al visitatore da tutto il mondo.


Ma come si possono incontrare i Greeter se sono di passaggio a Malegno?

Volete scoprire Malegno o avete amici da fuori che vogliono viverne le bellezze della sua comunità? Prenotare una passeggiata con noi è semplicissimo. È possibile richiedere un incontro inviando una mail a greetermalegno@gmail.com o compilando il modulo sul sito https://internationalgreeter.org/it, indicando il giorno e le proprie aree di interesse.


Uno sguardo al futuro: la prospettiva della Valle dei Segni

Oggi il gruppo è esclusivamente malegnese, ma la nostra visione guarda lontano. L’obiettivo finale non è isolarsi, ma fare da apripista: vogliamo stimolare la nascita di tanti piccoli gruppi di Greeter nei diversi paesi della Vallecamonica, specialmente in quei piccoli comuni meno toccati dai flussi turistici di massa, ma ricchissimi di storie intime e tradizioni. Questa prospettiva si sposa perfettamente con la filosofia della Valle dei Segni, volta a valorizzare l’identità diffusa, profonda e autentica di tutto il territorio camuno, trasformando l’intera valle in un esempio virtuoso di ospitalità e comunità viva.

Abiti in Vallecamonica e ti piacerebbe iscrivere il Comune al gruppo? Contattaci e ti aiuteremo a scoprire come!

Laura Pasinetti

-Gruppo Greeter Malegno-

CULTURA - Seicento anni di storia: La Chiesa Vecchia di Sant’Andrea • 1420sei – 2020sei

Da secoli i malegnesi, come pure i forestieri, leggono una data incisa con numeri e lettere sul portale della Chiesa vecchia. Abbiamo provato anche noi a ricordare un momento importante della nostra Cèda égia usando la stessa scrittura. Prima c’era, più o meno da duecento anni, una chiesa più piccola, e i malegnesi decisero di ingrandirla. Alzarono il presbiterio ma soprattutto ingrandirono, e di molto, la navata. Poi presero a pitturare Apostoli, Madonne e Santi, segno della loro devozione, alcuni li vediamo ancora oggi. Obbedienti alle sollecitazioni del Vescovo hanno aggiunto un bel campanile con relative campane. La Chiesa vecchia ha accolto anche la visita del Cardinale Carlo Borromeo, che dormì in casa Bonettini; gli eredi conservano ancora le lenzuola usate dal Cardinale, una specie di reliquia, visto che nel frattempo è diventato Santo.  Passano gli anni, la chiesa cambia aspetto, si coprono le pitture interne, se ne fanno poche di nuove, e si mettono dei quadri, ma alla fine risulta ancora troppo piccola. Così, il 20 gennaio 1706 i malegnesi decisero di costruirne una più grande, più bella e più comoda su al Dosso, salvando la chiesa vecchia dalla demolizione e mantenendola consacrata e sussidiaria. Nella sua secolare storia la nostra Cèda égia, ha visto momenti importanti della Comunità, ne riportiamo due. Del primo riportiamo la data a memoria di una prossima importante ricorrenza per la nostra Comunità.

“alli 6 agosto 1630, congregati nella chiesa parrocchiale diversi particolari abitanti nella terra di Malegno, così originari come abitanti forestieri, hanno ordinato dare et pagare alla Comunità per mantenere un Sacerdote il quale sia obbligato a tenere scuola, insegnando li figliuoli abitanti.”

La scuola a Malegno è cominciata così, una decisione comunitaria e autonoma. Il secondo è un ricordo tragico. Il 21 gennaio del ’45 la carretta che trasportava il comandante Cappellini, catturato e ferito, fu legata alla cancellata che allora chiudeva il sagrato, mentre i fascisti andavano all’osteria, una stazione del suo calvario. Per secoli la Chiesa vecchia ha raccolto intorno a sé i morcc de Malegn, nel cimitero, sul lato del campanile, prima che fosse spostato in cima a Campello. Oggi è la Chiesa del commiato, qui i familiari portano il loro defunto. Ma ancora tanti ricordi la Chiesa vecchia conserva nella memoria viva dei nostri nonni. Alle otto del mattino c’era la messa per gli scolari delle elementari; guai ad arrivare in ritardo, il ritardatario subiva i duri ammonimenti del prete di turno. Oppure la funzione dopo il catechismo al canto del “Tantum ergo” e di “O Salutaris Hostia”, accompagnati dall’armonium, e la benedizione con l’ostensorio. Chi non ricorda i giochi dei bambini sul sagrato in attesa delle funzioni? “esce il padre… esce la madre”, saltellando su una gamba bisognava rincorrere e portare in tana i giocatori dell’altra squadra. Sul sagrato i giovani giocavano a Bala creela, mentre gli adulti, compreso il Curato, giocavano in piazza. Chissà, per quanti a Malegno la Cèda égia è ancora un luogo di ricordi.

Claudio Furloni 

-Gruppo Greeter Malegno- 

EVENTI - Il suono oltre il tempo: Bach, Chopin, Satie

Un anniversario importante per la nostra comunità

I 600 anni dalla costruzione della Chiesa Vecchia di Sant’Andrea meritavano di essere celebrati con un evento di rilievo. Riteniamo che il concerto per pianoforte proposto dal Maestro Pierangelo Taboni sia stato il modo migliore per rendere omaggio a questa importante ricorrenza.È stata una serata splendida, in cui la Chiesa Vecchia ha fatto da cornice alla musica. Il Maestro ha saputo avvolgere il pubblico, composto da quasi 200 persone, in un abbraccio creato dal solo potere della melodia. Resterà nella memoria di chi era presente l’interpretazione del Maestro: le sue mani sapienti che volteggiavano sui tasti, il suono pieno del pianoforte che riempiva la chiesa, il silenzio raccolto al termine di ogni brano e, infine, l’ovazione calorosa del pubblico.


Un programma musicale di grande profondità

Il programma proposto dal Maestro Pierangelo Taboni ha intrecciato un percorso riflessivo sulla natura del suono pianistico. Tre autori, appartenenti a epoche diverse, ma uniti da una ricerca comune: la purezza della linea melodica, la risonanza, il silenzio e lo spazio.

• Bach ci conduce nella chiarezza delle voci.

• Chopin trasforma il suono in dolore e poesia.

• Satie, infine, spoglia il suono di ogni retorica, facendolo diventare pura atmosfera.


Un grazie condiviso

Un grazie al Maestro, che ha scelto Malegno per esibirsi; un grazie a tutti coloro che hanno voluto essere presenti; e un grazie anche a chi, prima del concerto, ha accompagnato le persone in un viaggio nel passato, alla scoperta dei segreti e dei bellissimi affreschi della nostra Chiesa Vecchia. Storie di Malegno, storie di vita.

Grazie.

Giovanna Maria Panteghini

Ambiente - Articiok: Progettazione sul carciofo di Malegno

C’è un legame profondo che unisce i banchi di scuola al territorio circostante, un legame che quest’anno ho voluto stringere ancora di più attorno a un simbolo della nostra tradizione locale. Come studentessa al quinto anno di Scienze della Formazione Primaria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, ho avuto l’opportunità di svolgere il mio tirocinio con gli alunni della classe seconda della scuola primaria di Malegno, strutturando un percorso didattico interdisciplinare dedicato proprio al Carciofo di Malegno. La scelta di focalizzare l’attività sulla storia della nostra realtà locale non è stata casuale. Infatti, questa varietà ha ottenuto un riconoscimento scientifico e istituzionale di grandissimo rilievo, venendo inserita ufficialmente nell’Anagrafe nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare come l’unica cultivar di carciofo coltivata in alta quota nell’arco alpino. Il progetto ha preso il via con le attività nelle ore di scienze, impostate secondo i principi dell’apprendimento attivo e della didattica laboratoriale. Attraverso un apposito kit di osservazione basato sulla presenza di fotografie macro, foglie fresche e fiori di carciofo essiccati, gli alunni hanno potuto analizzare da vicino le caratteristiche e le proprietà della pianta con un approccio sensoriale diretto. Subito dopo, il nucleo tematico si è esteso alla storia locale e all’educazione civica. In questa fase, gli alunni hanno ricostruito le origini della coltivazione a Malegno attraverso l’analisi delle video-interviste messe a disposizione dal Comune, arricchendo l’indagine grazie all’incontro in aula con un esperto coltivatore del paese. Questa immersione nella memoria storica ha stimolato in loro una riflessione consapevole sul valore e sul rispetto del patrimonio locale, inteso come un bene comune da tutelare attivamente. Il percorso ha poi valorizzato l’espressività e i diversi stili cognitivi della classe attraverso l’arte e la tecnologia. Divisi in piccoli gruppi di lavoro, gli studenti hanno rielaborato i contenuti appresi non solo realizzando disegni, ma anche scrivendo i testi e le didascalie per raccontare l’esperienza vissuta. Nella fase finale del percorso, gli alunni sono stati guidati nell’utilizzo dell’applicativo Canva per dare forma concreta al lavoro svolto, realizzando un libro divulgativo. L’entusiasmo e l’impegno dei bambini hanno trovato la loro massima espressione proprio in questo libro, nato dai loro pensieri e dalla loro creatività. Questo elaborato finale, frutto di un intenso lavoro, è stato donato con entusiasmo all’Amministrazione Comunale e all’intera comunità scolastica dell’Istituto Comprensivo “Giuseppe Bonafini” di Cividate Camuno, diventando così un piccolo patrimonio culturale condiviso e a disposizione di tutta la cittadinanza. Questa esperienza sul campo mi ha dimostrato concretamente come l’azione educativa possa agire da ponte vivo tra le radici storiche di un luogo e il futuro della comunità, intrecciando i diversi saperi per guidare i più piccoli a conoscere, rispettare e proteggere il territorio in cui crescono.


Pezzoni Alice

EVENTI - Il Carciofo di Malegno: De Gustibus - Articiok de Malegn

Sabato 2 maggio, Malegno ha visto nascere un nuovo evento, organizzato dall’associazione E20 Malegno in collaborazione con il CFP Zanardelli di Ponte di Legno. Si è celebrato con successo il Carciofo di Malegno, l’unica cultivar tradizionale conosciuta e coltivata sull’intero arco alpino. L’iniziativa si è sviluppata in due momenti principali volti a promuovere questa eccellenza della biodiversità camuna, recentemente iscritta nell’Anagrafe Nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare.Spiegazione sul campo: l’appuntamento è iniziato alle ore 17:00 presso il Brolo del Tempo e presso il Brolo di Casa Nobili Il Consigliere Giulio Belotti ha illustrato la storia, la mappatura fitochimica e le caratteristiche morfologiche di questa pianta piccola e spinosa. Degustazione e Finger Food: alle ore 18:00 l’evento si è spostato presso l’Auditorium Civico. Gli studenti della Scuola Alberghiera del CFP G. Zanardelli di Ponte di Legno hanno preparato e servito una selezione di finger food creativi a base di carciofo locale. I finger food realizzati dai futuri professionisti della ristorazione sono stati abbinati ai vini del territorio della Valle Camonica. Ad arricchire l’offerta gastronomica è stata proposta anche la degustazione dell’amaro e dello spritz “Articiok”, un liquore artigianale a base di foglie di carciofo prodotto dal Liquorificio Tevini di Edolo. 

Alessia Serini

CULTURA - Intorno a Minerva: Il contatto culturale fra mondo antico e contemporaneità…Dalla Valle Camonica in Europa

Il 21 aprile scorso la Commissione Europea e Europa Nostra hanno annunciato i vincitori dei Premi Europei per il Patrimonio Culturale / Europa Nostra Awards 2026, cofinanziati dal Programma Europa Creativa dell’Unione Europea. Quest’anno 30 progetti da 18 diversi paesi hanno ricevuto il più prestigioso premio Europeo per il patrimonio culturale, a seguito di una selezione fra 261 candidature da 40 Paesi. Fra i vincitori è risultato anche il Progetto Intorno a Minerva nella Categoria Coinvolgimento della cittadinanza e sensibilizzazione. I vincitori sono stati celebrati il 28 maggio scorso a Nicosia (Cipro), durante una coinvolgente ed emozionante cerimonia inserita nel programma del Summit 2026 sul Patrimonio Culturale Europeo, tenutosi dal 26 al 30 Maggio nella capitale di Cipro.

La Giuria del Premio ha dichiarato: “Il progetto Intorno a Minerva presenta un approccio innovativo, interculturale e interreligioso, alla valorizzazione del patrimonio culturale. Riunendo rifugiati e comunità locali attraverso lavori archeologici e attività pubbliche, offre un raro modello di integrazione sociale in un contesto archeologico. L’inclusività è alla base del progetto e ne guida il coinvolgimento del pubblico.”

Difficile descrivere l’orgoglio e l’emozione per un tale riconoscimento che premia un progetto avviato nel 2021 dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia e dalla Cooperativa Sociale K-Pax di Breno che si occupa di migranti e rifugiati politici. Ideatori e anime del progetto sono stati in particolare chi scrive - Serena Solano, funzionario archeologo e direttore del Parco Archeologico del santuario di Minerva - e Carlo Cominelli, fino a maggio 2026 presidente della Cooperativa Sociale k-Pax. Il progetto è tuttora in corso grazie alla preziosa collaborazione e sostegno dei Comuni di Breno, Cividate Camuno e Malegno e della Comunità Montana di Valle Camonica. Nel tempo diversi soggetti sono stati coinvolti, fra cui anche Croce Rossa Italiana, i rappresentanti religiosi del territorio, il Liceo di Breno. È un progetto che parla di contatto, incontro, dialogo, pace. Che invita alla cura, dei beni, dei luoghi e delle persone. Grazie a una serie di azioni e riflessioni, un articolato percorso lungo 5 anni difficile da condensare in poche righe ha trasformato il parco archeologico in un luogo di incontro per il dialogo interculturale. Cuore del progetto è il Parco Archeologico del Santuario di Minerva a Breno posto in una splendida posizione paesaggistica, lungo la ciclabile dell’Oglio, fra Breno, Cividate Camuno e Malegno. Aperto da fine marzo a fine ottobre, il sito è fruibile grazie a una generosa rete di Associazioni locali coordinate dal comune di Breno. Il sito archeologico racconta in maniera esemplare l’incontro degli antichi abitanti del territorio, i Camuni, con i Romani: nel Parco sono visibili i resti monumentali di un grande santuario dedicato a Minerva, eretto in un luogo già sede di un santuario indigeno sin dal VI sec. a.C.. Con la romanizzazione del territorio, dalla fine del I sec. a.C. alla fine del I d.C. per 100 anni due culti furono praticati insieme e un grande altare indigeno fu usato accanto a un altare romano. L’altare preromano, scoperto nel 2003 e poi reinterrato per esigenze conservative, nel 2022 è stato riportato alla luce da archeologi e rifugiati politici. L’inaugurazione, all’alba del 19 giugno 2022, è avvenuta in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato e durante le Giornate Europee dell’Archeologia. L’azione di rimessa in luce dell’altare ha modificato la narrazione del Parco archeologico dandogli un nuovo significato sociale, collegando la storia di convivenza del santuario alle attuali discussioni su migrazione e dialogo interculturale. Da allora ogni anno l’altare preromano è al centro di un calendario di eventi partecipati da decine di persone fra cui volontari, studenti, rappresentanti religiosi, Croce Rossa,  operatori sociali, migranti, amministratori. In autunno con la chiusura invernale del Parco le strutture dell’altare sono ricoperte con teli protettivi; in primavera, quando si riapre il parco, viene anche riscoperto l’altare. Questi gesti, necessari per la conservazione delle strutture archeologiche, diventano anche una sorta di “cerimonie rituali”, che sono occasione per ricordare i valori e i messaggi che i resti archeologici propongono. Dal 2024 la manutenzione conservativa delle strutture archeologiche è realizzata oltre che da un restauratore incaricato dalla Soprintendenza anche da giovani donne rifugiate di guerra. Si rilancia così un invito alla cura dei beni e all’importanza di prendersi cura delle persone e dei luoghi. Con la riapertura, del parco e dell’altare, si vuole rilanciare insieme anche un messaggio di pace tra i popoli e un invito a riaprire il dialogo. Fra gli eventi principali nel tempo organizzati si distingue nell’aprile 2023 Intorno a Minerva per la pace quando, alla presenza di diversi rappresentanti religiosi del territorio, è stato piantato un ulivo, simbolo universale di pace e pianta sacra a Minerva, nel desiderio di coltivare insieme la pace. Lo stesso anno Croce Rossa Italiana ha posto all’ingresso del Parco lo Scudo Blu della Cultura, simbolo internazionale di protezione di un luogo in caso di conflitti armati. Quest’anno, alla presenza degli studenti del Liceo e dei giovani stranieri della scuola di alfabetizzazione di K-Pax e degli ospiti di Casa Giona, nel Parco è stato messo a dimora un Kaki di Nagasaki, sopravvissuto alla bomba atomica, simbolo di speranza e rinascita.Il Parco è inoltre anche al centro di iniziative collegate al mondo femminile che guardano a Minerva come custode di bellezza, forza, gentilezza, conoscenza e saggezza e motore di cambiamento (Tu sei Minerva a maggio 2025 nell’ambito del Festival Equilibri, camminata contro la violenza sulle donne a novembre 2025, meditazioni Alle sorgenti del femminile nel 2025 e 2026). Dunque Intorno a Minerva, dea della ragione, del buon governo, collegata al mondo femminile e all’educazione, dal 2021 si è creato un insieme di azioni, eventi, programmi didattici e culturali, momenti e riflessioni che hanno fatto riemergere valori di dialogo, accoglienza, pace, cura, dando un nuovo e contemporaneo significato ai resti archeologici. Per l’estate e l’autunno sono già in programma iniziative tese a celebrare il prestigioso riconoscimento europeo. Il 4 ottobre ci sarà una cerimonia al parco archeologico alla presenza dei rappresentanti di Europa Nostra. Sarà un’occasione di festa, per il premio che arriva in occasione dei 40 anni della scoperta del sito. Un ringraziamento di cuore a tutti quelli che pensano, dialogano, amano, vivono, danzano Intorno a Minerva!

Per saperne di più:

https://www.k-pax.eu/intorno-a-minerva/

Serena Solano

Funzionario archeologo della Soprintendenza 

Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le 

province di Bergamo e Brescia - Direttore del 

Parco Archeologico

SPORT - Intervista a Giulia Baffelli: tra Medicina e Kickboxing

Nome e Cognome?

Giulia Baffelli.

Giulia, partiamo dal tuo percorso accademico. Sei da poco diventata dottoressa: come è iniziata la tua carriera in medicina?

È iniziata dopo due anni di Economia a Milano. Avevo capito che quella non era la mia strada e ho deviato su Medicina. Ho completato il percorso di sei anni e ora sono “nel limbo” in attesa dei concorsi. Valuterò se scegliere medicina di base dopo i prossimi incarichi di sostituzione.

Conciliare uno studio così impegnativo con lo sport agonistico non deve essere semplice. Come ci riesci?

Durante l’università è stato fondamentale: sono due cose complementari. Quando non ne puoi più di studiare, l’allenamento di due ore serve a sfogarsi. Tornavo a casa più serena e studiavo meglio. Con il lavoro ho iniziato da circa un mese e per ora va bene, ma devo ancora capire come gestirmi sul lungo periodo.

Quando non sei impegnata sul ring o al lavoro, cosa fai per staccare?

Faccio lunghe passeggiate a Malegno! Vado spesso sulla pista ciclabile o verso la panchina di Breno. A volte faccio anche qualche corsetta, anche se con ritmi molto meno sostenuti rispetto ai corridori professionisti.

Parlando di giovani, quanto è importante lo sport per un bambino, sia per il fisico che per la mente?

Tantissimo. Dal punto di vista fisico aiuta la coordinazione e l’apparato cardiovascolare. Mentalmente dà fiducia, sicurezza e confidenza nel rapportarsi con i compagni. Le arti marziali, in particolare, a livello coordinativo sono fondamentali; anche chi non combatte le pratica per tenersi in forma e migliorare la gestione del proprio corpo.

Cosa rappresenta per te Malegno? Qual è il tuo primo ricordo d’infanzia?

Il parco giochi! Ricordo le altalene e lo scivolo verde. Anche se ho studiato a Darfo, l’asilo l’ho fatto qui. Oggi Malegno per me è il luogo ideale per gli allenamenti all’aperto: essendo in salita, è perfetto.

Hai praticato altri sport oltre alla kickboxing?

Ho giocato un po’ a tennis con mio fratello per divertimento, ma a livello agonistico ho fatto solo kickboxing. Ho iniziato nel 2005, a 6-7 anni. Mia mamma voleva che facessi uno sport e un suo collega le parlò della palestra di Breno. All’epoca era uno sport poco diffuso, soprattutto per una bambina: spesso ero l’unica femmina in palestra.

La kickboxing è percepita come uno sport individuale, ma quanto conta il gruppo?

Io pratico il Continuato (dopo aver iniziato con il Point Fight). A livello filosofico, se non hai dietro una squadra con cui allenarti non vai da nessuna parte. La prestazione è individuale, ma la squadra ti aiuta a ottenerla: senza i “bestioni” di 75 kg con cui confrontarmi in allenamento, non sarei arrivata dove sono.

Hai vinto ben undici titoli italiani e hai girato il mondo. Qual è stata l’emozione più forte?

Sicuramente Abu Dhabi. Era un mondiale Senior di altissimo livello. Avevo smesso per un anno prima del Covid e non mi aspettavo di arrivare così in alto. Scherzando col mio allenatore, mi ha detto che senza medaglia non sarei tornata indietro. C’erano anche mia mamma e mio fratello a seguirmi.

Durante le trasferte all’estero per i mondiali, cosa ti manca di più di casa?

Di solito non sto via molto, al massimo una settimana. A volte mi manca il cibo, dipende ovviamente da dove vado. Dopo una settimana ad Abu Dhabi ho scritto a casa: “preparatemi i casoncelli!”. Sono stata in Irlanda, a Belgrado, a Bratislava (molto bella) e in Croazia a Karlovac, dove c’erano -15 gradi e il palazzetto era stile sovietico, senza riscaldamento. Pane e cetrioli al bar!

Quante ore ti alleni?

Mi alleno tecnicamente la sera, dalle 20:00 alle 21:30, per quattro o cinque giorni a settimana. Poi aggiungo la corsa quando riesco.

Cosa diresti a un bambino che sogna di diventare un campione o in alternativa un medico?

Di provare a diventare entrambi! Non è semplice, ma l’importante è non mettersi troppa ansia. Vedo genitori che hanno aspettative assurde sui figli già a 7-8 anni; se non raggiungono certi livelli, i ragazzini si deprimono e smettono. Bisogna vivere lo sport con serenità: serve prima di tutto per migliorare sè stessi.

Esiste il rischio di farsi male seriamente in questa disciplina?

C’è differenza tra il contatto leggero sul tatami e il contatto pieno sul ring, dove vale il KO. Io preferisco il tatami, dove il contatto deve essere controllato. Ho ancora tutte le ossa intere, mai rotto niente! Forse sono più logorante altri sport.

Come funziona il professionismo nel tuo settore?

Nel circuito dei “Galà” (contatto pieno) ci sono sponsor e privati, ma è difficile mantenersi. Nel Tatami siamo dilettanti. Se vinci una Coppa del Mondo in certe categorie puoi prendere un premio in denaro, ma è una tantum. Spesso le trasferte ce le paghiamo noi: ad Abu Dhabi, ad esempio, la federazione ci ha rimborsato solo perché abbiamo portato a casa una medaglia. Rispetto agli sport più ‘famosi’ è un altro mondo, ma per me non sono sacrifici, altrimenti non lo farei.

Qual è il tuo prossimo traguardo?

Diventare un bravo medico. Per quanto riguarda la kickboxing, finché riuscirò ad allenarmi con piacere andrò avanti, senza l’ossessione di dover vincere per forza.

Grazie Giulia. 

Grazie a voi.

a cura di Mario Martinazzi

SPORT - RUN SMART: Serate pratiche per correre meglio

Si è concluso con un ottimo riscontro di pubblico e unanime entusiasmo il ciclo di incontri formativi “RUN SMART – Serate pratiche per correre meglio”. L’iniziativa, ideata e interamente organizzata dalla nostra associazione sportiva Atletica Cima ASD, ha trovato una preziosa sinergia con l’Amministrazione Comunale di Malegno, che ha sostenuto con convinzione il progetto concedendo il patrocinio all’iniziativa. Il progetto è nato da una constatazione tanto semplice quanto fondamentale: la corsa è lo sport più accessibile e praticato, ma per essere fonte di reale benessere richiede consapevolezza, metodo e cura del proprio corpo. Con questa filosofia abbiamo strutturato un percorso di sei serate completamente gratuite e aperte a tutti, senza necessità di iscrizione formale. L’obiettivo non era quello di rivolgersi esclusivamente agli atleti professionisti, bensì di offrire contenuti semplici, immediati e subito utili a chiunque: dal camminatore della domenica al runner più evoluto, fino a chi desiderava semplicemente avvicinarsi a uno stile di vita più attivo. Presso il nostro Auditorium Civico di Piazzale On. Aldo Caprani, si sono tenuti gli appuntamenti primaverili ed estivi, i quali hanno registrato una significativa affluenza e interazione da parte dei cittadini malegnesi e dei numerosi appassionati giunti dai paesi limitrofi. Il debutto sul nostro territorio è avvenuto il 9 aprile 2026 con una serata interamente dedicata alla prevenzione e alla fisioterapia, intitolata “Dolore in corsa: strategie semplici per non fermarsi”. Il dottor Giuseppe Bonsi, stimato fisioterapista, ha illustrato alla platea dell’Auditorium come interpretare i primi segnali d’allarme del corpo, come gestire i piccoli sovraccarichi e, soprattutto, come piccoli accorgimenti posturali e di rinforzo possano fare la differenza tra il dover sospendere gli allenamenti e il poter continuare a correre in totale sicurezza. Il testimone è poi passato, il 7 maggio 2026, a una figura di primissimo piano nel panorama dell’atletica leggera italiana: Paolo Germanetto, Direttore tecnico nazionale della corsa in montagna. La sua serata, dal titolo “Allenarsi bene: metodo facile per prepararsi a una gara”, è stata inoltre di fondamentale importanza poiché valida per l’accreditamento degli istruttori FIDAL. Nel corso dell’incontro, il Direttore ha svelato con straordinaria chiarezza e capacità divulgativa i segreti per strutturare una preparazione atletica equilibrata, focalizzando l’attenzione sull’importanza della gradualità e del riposo. Infine, il 4 giugno 2026, l’Auditorium Civico ha ospitato l’ultimo capitolo del ciclo: “Gestire il dolore: guida rapida per il runner”. L’incontro ha visto come relatore il dottor Carlo Damioli, Chirurgo Ortopedico, il quale ha ricoperto anche il ruolo di moderatore delle serate della rassegna. Il dottor Damioli ha affrontato con rigore scientifico ma linguaggio accessibile il delicato confine tra il fastidio passeggero e la patologia ortopedica, offrendo ai presenti una guida per muoversi con intelligenza nel panorama della traumatologia sportiva. È doveroso ricordare che queste tre serate a Malegno hanno idealmente coronato un percorso iniziato nei primi mesi dell’anno a Cividate Camuno, presso il Centro Anziani di via Laffranchini. Lì si sono svolti i primi tre incontri della rassegna, focalizzati su aspetti altrettanto cruciali: l’educazione alimentare con la biologa nutrizionista dott.ssa Sara Scalvinoni (15 gennaio), l’analisi dei parametri cardiorespiratori con lo pneumologo dott. Nicola Venturoli (12 febbraio) e i fondamentali della biomeccanica con il fisioterapista dott. Michele Devescovi (12 marzo). L’organizzazione di questa rassegna rispecchia appieno l’identità e l’impegno di Atletica Cima ASD, un’associazione che da sempre si contraddistingue per l’attenzione verso le esigenze della comunità. L’obiettivo primario del sodalizio è infatti far sì che lo sport sia davvero di tutti e per tutti; per questo motivo il gruppo promuove e favorisce costantemente iniziative come questa, capaci di abbattere le barriere all’accesso e di diffondere una cultura del benessere condivisa. Un ringraziamento speciale va a tutti i cittadini che con la loro numerosa e attenta presenza in Auditorium hanno dimostrato di apprezzare questa proposta.


Riepilogo degli appuntamenti a Malegno (Ore 20:30 - Auditorium Civico):


9 Aprile 2026: 

Dolore in corsa: strategie semplici per non fermarsi 

dott. Giuseppe Bonsi (Fisioterapista)


7 Maggio 2026: 

Allenarsi bene: metodo facile per prepararsi a una gara 

Paolo Germanetto (Direttore tecnico nazionale corsa in montagna - Serata accreditata FIDAL)


4 Giugno 2026:

Gestire il dolore: guida rapida per il runner 

dott. Carlo Damioli (Chirurgo Ortopedico e Moderatore)

Mario Martinazzi

COMUNITA' - La Società della Malga di Malegno: La fine di un’esperienza secolare e l’inizio di una nuova fase per il territorio

Ci sono istituzioni che non sono soltanto enti o organizzazioni, ma veri e propri fili intrecciati nella storia di una comunità. La Società della Malga di Malegno è stata una di queste.

Lo scorso 23 agosto 2025 si è chiuso un capitolo lungo oltre due secoli. Una storia iniziata nell’Ottocento, quando le famiglie contadine e gli allevatori del paese, in un tempo fatto di lavoro duro e di poche certezze, decisero di unirsi per aiutarsi reciprocamente. Nacque così una società che era molto più di uno strumento economico: era una forma concreta di solidarietà, una garanzia per il presente e una speranza per il futuro. Per generazioni, la Società della Malga ha accompagnato la vita quotidiana della comunità rurale di Malegno. Era una realtà in cui si trovava sostegno nei momenti difficili e sicurezza nelle attività di ogni giorno. Offriva assistenza e una forma di tutela agli allevatori, diventando un punto fermo per chi viveva di agricoltura e di allevamento.

Ma il suo ruolo non si fermava qui. Era anche un’organizzazione capace di gestire e valorizzare risorse fondamentali: trattava il prezzo del latte, assicurando condizioni eque per i produttori; amministrava i redditi delle attività agro-silvo-pastorali; curava la gestione dei boschi e la vendita del legname, trasformando il lavoro della terra e della montagna in sostentamento per molte famiglie. 

Le località di Vaiuga (in Comune di Breno) e Campolaro (in Comune di Bienno) non erano solo luoghi geografici, ma spazi vissuti, lavorati e custoditi nel tempo. Lì si è costruito, giorno dopo giorno, quel patrimonio materiale e umano che oggi rappresenta una parte importante dell’identità del territorio. La decisione di sciogliere la Società segna inevitabilmente la fine di un’epoca. Eppure, come spesso accade nelle storie più significative, la conclusione non è soltanto un punto d’arrivo, ma anche un passaggio.

Il 29 maggio 2026, infatti, i terreni della Società – circa 16 ettari situati nel Comune di Bienno – sono stati donati al Comune di Malegno. Un gesto che ha un valore che va oltre i numeri: è il ritorno di un patrimonio alla collettività. Queste superfici si sono unite ai terreni e agli stabili adibiti a malga, già di proprietà comunale in località Vaiuga, portando così la presenza del Comune di Malegno nelle zone di Campolaro e Vaiuga a raggiungere i 75 ettari complessivi, interamente perimetrati all’interno del Parco dell’Adamello. Un patrimonio vasto, ma soprattutto carico di storia, di lavoro e di memoria.

Oggi, quei terreni cambiano custode, ma non perdono il loro significato. Passano dalle mani di una società nata dalla solidarietà contadina alla gestione dell’intera comunità, che potrà immaginarne nuovi usi e nuove prospettive: dalla tutela ambientale alla valorizzazione del territorio, dalle attività agricole e forestali fino a possibili iniziative turistiche. In fondo, lo spirito originario della Società della Malga non si spegne con il suo scioglimento. Sopravvive nella scelta di condividere, ancora una volta, un bene comune. Sopravvive nella continuità tra passato e futuro.

Perché alcune storie, anche quando finiscono, continuano a vivere nei luoghi, nelle persone e nelle scelte di una comunità. E quella della Società della Malga di Malegno è, senza dubbio, una di queste. La fine della Società della Malga di Malegno non rappresenta quindi soltanto la chiusura di un capitolo, ma anche il passaggio di un’eredità collettiva nelle mani dell’intera comunità. Un patrimonio costruito nel corso di oltre due secoli che, attraverso la sua nuova destinazione pubblica, potrà continuare a generare valore e opportunità, si spera, per le generazioni future.

Non si tratta però solo di ereditare un passato: il Comune di Malegno guarda già avanti. È infatti già stato redatto un progetto dedicato alla rigenerazione e ristrutturazione degli edifici oggi adibiti a malga (che aspetta solo di intercettare il giusto finanziamento), con l’obiettivo di restituire nuova vita a questi spazi e renderli nuovamente funzionali e valorizzati. Un intervento che potrà coniugare rispetto della tradizione e nuove opportunità, mantenendo vivo il legame tra territorio, agricoltura e comunità.

Matteo Furloni

EVENTI - Malegno ospita “Restano i fiori”: Una mostra che parla di memoria e dignità

Al Museo Le Fudine il progetto multimediale di Valentina Tamborra per Medici Senza Frontiere, ha portato a Malegno una riflessione profonda sui diritti umani e sulla dignità della persona.

Il Comune di Malegno ha ospitato al Museo Le Fudine la mostra multimediale “Restano i fiori”, firmata da Valentina Tamborra, fotografa e giornalista, nell’ambito di un progetto realizzato per Medici Senza Frontiere con musiche e video a cura di Diego Ronzio. Con questa iniziativa, l’amministrazione comunale ha voluto confermare il proprio impegno sui temi dei diritti umani e della dignità della persona, dimostrando come anche una piccola comunità possa offrire spazio e voce a chi ha vissuto esperienze di violenza e tortura.

La mostra propone un percorso intimo e simbolico, costruito attorno a elementi semplici ma fortemente evocativi: un fiore, una pietra, una candela. Oggetti che diventano strumenti narrativi capaci di custodire la memoria, ricomporre una storia spezzata e restituire luce anche alle esperienze più drammatiche. Attraverso fotografie, voci, testi e contenuti multimediali, “Restano i fiori” invita il pubblico a soffermarsi su ciò che resta dell’identità dopo il dolore, promuovendo sul territorio una cultura dell’accoglienza, dell’ascolto e della consapevolezza.

L’inaugurazione ha registrato una buona partecipazione di pubblico e ha rappresentato un importante momento di incontro e riflessione condivisa. Sabato 18 aprile il Comune ha avuto il piacere di accogliere l’autrice Valentina Tamborra, il musicista e videomaker Diego Ronzio e i rappresentanti di Medici Senza Frontiere, che hanno raccontato al pubblico il lavoro intenso e delicato che sostiene il progetto, fatto di incontri, ascolto e profondo rispetto per le storie delle persone coinvolte.

Si è trattato di un lavoro di grande valore umano e culturale, capace di restituire con sensibilità la bellezza che può continuare a vivere nell’anima nonostante il dolore. In questo senso, l’esposizione si è configurata non solo come un evento culturale, ma anche come un’occasione concreta per rafforzare, all’interno della comunità, una riflessione autentica sui temi della memoria, dell’identità e della dignità.

La mostra è rimasta visitabile fino a mercoledì 22 aprile.

L’iniziativa ha confermato l’attenzione del Comune di Malegno verso proposte culturali capaci di coniugare qualità artistica, impegno civile e sensibilizzazione sociale.

Giovanna Maria Panteghini 

Ulteriori informazioni

Ultimo aggiornamento
20 ottobre 2026